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Un ingegnere prestato ai mercati.

Per anni ho insegnato a un computer a fare la cosa giusta, in tempo reale, sotto pressione. Poi gli ho insegnato a farlo sui mercati finanziari.

Matteo Maldini
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Drawdown Storico
Profilo

Matteo Maldini.

Sono nato a Modena, ho studiato Ingegneria Informatica al Politecnico di Milano e ho conseguito un dottorato in Statistica Applicata all'Università di Pisa con una tesi sulla cointegrazione di serie temporali finanziarie. Mio padre ingegnere, mia madre matematica: la mia formazione è iniziata molto prima dell'università.

Per sei anni ho lavorato come quant developer in un desk istituzionale di algorithmic trading, sviluppando infrastrutture di esecuzione a bassissima latenza per fondi obbligazionari e strategie di arbitraggio cross-venue. Lì ho capito due cose: la prima, che il rendimento non si insegue ma si costruisce. La seconda, che il vero pregio di un modello non è il guadagno medio, ma la sua perdita massima.

Nel 2018 ho lasciato il desk per costruire un framework operativo proprietario, portatile, replicabile e — soprattutto — comprensibile. Da allora opero in indipendenza, condividendo il modello e la sua evoluzione con un gruppo selezionato di operatori, professionisti e family office.

Matteo Maldini
Firmacopie del libro Zero Drawdown
/ Pubblicazioni

Tre paper, un libro, zero compromessi.

«Zero Drawdown — Architettura di un metodo» è uscito per Egea Editrice nella primavera 2024 e ha esaurito la prima tiratura in quattro mesi. È un manuale tecnico, non un libro motivazionale: 312 pagine, 47 grafici, 11 dimostrazioni formali. Non è destinato a chi cerca un metodo facile.

Oltre al libro, ho pubblicato tre paper peer-review sul Journal of Quantitative Finance e sul Risk Italy Quarterly, tutti scaricabili gratuitamente dalla pagina di ricerca dell'Università di Pisa.

Percorso

Una traiettoria non casuale.

2008 — 2013

Politecnico di Milano

Laurea magistrale in Ingegneria Informatica con specializzazione in Sistemi Distribuiti. Tesi sull'ottimizzazione di pipeline di calcolo numerico per simulazioni Monte Carlo.

2013 — 2017

PhD · Università di Pisa

Dottorato in Statistica Applicata. Tesi: "Test di cointegrazione robusti per coppie di asset finanziari ad alta frequenza in regime non stazionario". Co-autore di tre paper indicizzati Scopus.

2014 — 2018

Quant Developer · Desk Istituzionale

Sviluppo di motori di esecuzione a bassa latenza per arbitraggio fixed-income cross-venue. Responsabile della pipeline di backtesting su database tick-level di otto anni.

2018 — OGGI

Ricerca indipendente · Community

Lascio il ruolo istituzionale per costruire un framework portatile e replicabile in autonomia. Avvio del primo gruppo chiuso di operatori che adotta integralmente il modello.

Matteo Maldini durante una tavola rotonda
/ Voce pubblica

Dove ho parlato, e cosa ho rifiutato.

Negli anni ho accettato di parlare in pubblico in occasioni rare e selezionate: ESMA Quant Forum, Risk Italy Conference, dipartimenti di matematica di Bocconi e Politecnico, una manciata di podcast tecnici.

Ho rifiutato sistematicamente trasmissioni televisive, talk show finanziari e ogni format che non lasciasse tempo di sviluppare un ragionamento per intero. La superficialità non è un canale di comunicazione: è una scelta editoriale che non mi appartiene.

Cosa faccio (e cosa non faccio)

Tre tabù che rifiuto.

Non prevedo dove andrà il mercato.

Prevedere il futuro di un asset è un'attività che produce intrattenimento, non rendimento. Il mio modello non si esprime su direzionalità: opera su differenze di prezzo tra strumenti correlati che storicamente convergono, e si limita a guadagnare quando la convergenza si verifica. Il "dove va il mercato" è semplicemente irrilevante per il sistema.

La leva è un moltiplicatore di errore.

Long-Term Capital Management aveva matematici da Nobel e una leva 25:1. È fallito in tre mesi. La leva non aggiunge intelligenza al modello: amplifica solo le sue debolezze. Il framework opera con leva controllata e proporzionale alla volatilità realizzata, mai oltre soglie di stress-test severi.

Le decisioni le prende il modello.

L'umano discrezionale è la singola variabile più imprevedibile dell'intero sistema operativo. Per questo non interveniamo mai sulle posizioni aperte: i parametri di ingresso, di copertura e di uscita sono codificati e immutabili. La disciplina non è una virtù, è un'architettura.

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