Cointegrazione vs correlazione
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Quando si parla di un sistema di trading che non ha mai prodotto un drawdown, la prima reazione di un operatore esperto è — giustamente — il sospetto. Il sospetto è sano: i mercati sono caotici, e un'equity curve perfettamente monotona somiglia molto più a un grafico di Excel che a un report di un broker. Eppure il drawdown zero non è una superstizione né una promessa di marketing: è una proprietà strutturale di una determinata architettura di portafoglio. Non si spera: si progetta.
Il drawdown è la distanza, in percentuale, tra il massimo storico di un'equity curve e il valore minimo successivo prima del recupero. È una metrica retrospettiva, ma proprio per questo è la più onesta che esista per misurare il rischio reale di un sistema. Un CAGR del 18% accompagnato da un drawdown massimo del 60% non è un buon sistema: è un sistema che ti porta in fallimento prima di rendere quello che ha promesso.
Per un'operatore con orizzonte pluriennale, il drawdown ha tre conseguenze che si combinano in modo letale:
La vulgata del trading direzionale insegna che senza drawdown non c'è rendimento. È falso, ma per una ragione sottile. È vero che il rischio di mercato direzionale è inseparabile da una qualche forma di drawdown, perché stare lunghi su un asset implica accettare i suoi ribassi. Ma il rendimento non viene solo dall'esposizione direzionale.
I mercati pagano almeno tre fattori distinti: direzione, volatilità, e relazione tra strumenti. La direzione è quella che paga di più, ma è anche quella che fa perdere di più. La relazione, invece, è quella che paga in modo più costante.
Un sistema progettato per estrarre solo il fattore-relazione — la convergenza tra strumenti il cui spread mostra mean-reversion statisticamente stabile — non è esposto alla direzione del mercato sottostante. Per questo, ed esclusivamente per questo, il suo drawdown strutturale è zero (o vicinissimo a zero).
Per ogni operazione aperta, deve esistere una posizione speculare di pari rischio netto. Se compriamo asset A, vendiamo simultaneamente asset B in proporzione tale che il delta complessivo del book rispetto al mercato di riferimento (es. S&P 500) sia statisticamente indistinguibile da zero. Questo è quello che chiamiamo β-neutralità.
L'operazione viene chiusa al raggiungimento del target di reversione, oppure dopo un timeout calibrato sulla half-life della coppia. Se la coppia ha una half-life di 9 giorni, la posizione non rimane mai aperta più di 18 giorni. Questo limita il rischio di drift strutturale della relazione.
Lo stop loss non è un livello di prezzo soggettivo: è un evento di rottura statistica. Se i test di cointegrazione su finestra rolling falliscono — cioè se la relazione tra A e B smette di essere statisticamente significativa — la coppia viene chiusa indipendentemente dal P&L corrente. Questo è ciò che impedisce a una singola coppia di trasformarsi in un buco nero.
Niente è gratis. Il prezzo da pagare per il drawdown zero è doppio:
Per molti operatori, questo prezzo è inaccettabile. Vogliono il +40% all'anno, e accettano implicitamente un −60% prima o poi. Per altri — soprattutto chi ha capitali significativi — il prezzo è ovviamente accettabile: meglio un +13% sicuro che un +40% medio con probabilità del 30% di andare a zero.
Il vincolo di progetto è una condizione necessaria, ma non sufficiente. Il drawdown zero richiede anche una disciplina di esecuzione che è quasi più importante della matematica. La regola del nostro framework è semplice: il modello decide, l'umano esegue. Non c'è spazio per la discrezionalità, non c'è spazio per il "ma stavolta è diverso".
La disciplina non è una virtù morale. È un'architettura di vincoli che impedisce all'umano di fare la cosa sbagliata anche quando vuole farla.
Il drawdown zero è ottenibile, ma non per chiunque e non a qualunque prezzo. Richiede un sistema progettato esplicitamente per non essere esposto alla direzione del mercato, una disciplina operativa che separi il modello dall'opinione, e un capitale sufficiente a sostenere i costi di esecuzione. Non è una promessa, è una scelta. Ed è una scelta che vale solo per chi ha smesso di voler indovinare il futuro.
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